Uno sguardo triste? Un triste sguardo? Capita che chi scrive si chieda se è meglio anteporre l’aggettivo al sostantivo o se è preferibile fare il contrario. Premesso che entrambe le forme sono corrette, ciò che resta da valutare è l’effetto stilistico.
Nella prosa normalmente è preferibile anteporre il sostantivo, ma chi ha una certa padronanza della scrittura può anche osare il contrario, purché in maniera limitata e ben ponderata. Anteporre l’aggettivo, infatti, è consigliabile solo nei casi in cui il ritmo complessivo della frase lo richiede o ne trae giovamento, o ancora quando si desideri conferirgli maggior risalto o una differente sfumatura di significato.
Passiamo ora dalla grammatica alla pratica, attraverso alcuni esempi.
Gli occhi erano neri, grandi […] quali li avrebbe invidiati una regina a quella povera figliuola raggomitolata sull’ultimo gradino della scala umana […].
Da Nedda, racconto di Giovanni Verga.
Come si vede, alcuni aggettivi non possono assolutamente andare dopo il sostantivo (ad esempio quella), altri stanno meglio se anteposti (povera viene anteposto a figliuola per ottenere maggior risalto, nonché una sfumatura di significato diversa: povera non solo in senso materiale ma anche figurativo; ultimo viene anteposto a gradino per una questione principalmente ritmica).
Langdon gironzolava a piedi nudi per la sua casa vittoriana […].
Da Angeli e demoni, romanzo di Dan Brown.
In questo caso non avrebbe nessun senso che l’aggettivo nudi, così come vittoriana, fossero anteposti ai rispettivi sostantivi. Oltre che inutile, la scelta sarebbe dannosa ai fini stilistici.


