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Graphic Journalism

settembre 10th, 2010

Ho passato molto tempo seduto nei bar a parlare. A me interessa capire ciò che le persone ritengono importante, cosa pensano. Questo mi permette di entrare nel mondo in cui vivono.

J.S.

Joe Sacco è contemporaneamente un fumettista e un giornalista. Letteralmente. La sua arte è il graphic journalism, vale a dire la coniugazione perfetta tra l’immediatezza emozionale del disegno e lo spessore storico-sociale del reportage. Una bellissima arte, quella del graphic journalism, ma che solo arte non è. Nel dibattito su quali forme prenderà il giornalismo nel ventunesimo secolo, il graphic journalism non può mancare, accanto a internet e alla fotografia, ha scritto il direttore del settimanale “Internazionale” Giovanni De Mauro in un editoriale del febbraio 2007.

Che bella, a volte, l’evoluzione.

Joe Sacco sarà ospite del Festival della Letteratura di Mantova (sabato 11 settembre 2010, Palazzo di San Sebastiano)

Una delle tavole di "Palestina", reportage a fumetti di Joe Sacco

Torno presto

agosto 22nd, 2010

chiuso_per_ferieArrivederci al 1 settembre.

Hai scritto un libro e vorresti pubblicarlo? Ascolta Radio24

agosto 9th, 2010

Vi segnalo un’interessante iniziativa di Radio24, dedicata soprattutto a coloro che hanno un romanzo nel cassetto. Ad Agosto, il consueto programma “Il cacciatore di libri”, in onda il sabato sera alle ore 21.00, dedicherà quattro puntate al mondo dell’editoria e al miglior modo di approdarvici. Una valida occasione per trovare risposta alle domande che spesso chi scrive si pone in merito alle dinamiche editoriali, ai criteri di valutazione dei manoscritti, ai metodi per perseguire la pubblicazione, agli errori da evitare.

E magari per scoprire che, a volte, anche un rifiuto può aprire la strada al successo.

Gli: licenza di sostituire Loro

luglio 27th, 2010

Ormai quasi più nessuno ci presta più attenzione, ma volendo essere grammaticalmente ortodossi usare il pronome – con funzione di complemento –  gli al posto di loro sarebbe scorretto. Tuttavia si fa, soprattutto per motivi di scorrevolezza, sia nel parlato sia nello scritto. Il punto è che gli suona meglio, scorre via veloce, mentre loro quasi sempre appesantisce e stona.

Provate per esempio a dire:

Voglio bene ai miei amici: quando vado in vacanza compro sempre loro (o a loro) dei regali.

E poi provate così:

Voglio bene ai miei amici: quando vado in vacanza gli compro sempre dei regali.

È evidente che la seconda versione è più agile.

C’è da dire che, nonostante sia indubbiamente un errore grammaticale, l’uso di gli al posto di loro è stato sdoganato da due grandi esponenti della letteratura italiana quali Boccaccio e Manzoni. Il che, mi pare abbastanza ovvio, ci autorizza a fare lo stesso.

Inoltre Francesco D’Ovidio, un importante linguista, diceva che l’uso di gli “si rende poco meno che necessario dovunque loro o lor ci riesce più pesante del solito”.

Aggettivo e sostantivo, o sostantivo e aggettivo?

luglio 17th, 2010

Uno sguardo triste? Un triste sguardo? Capita che chi scrive si chieda se è meglio anteporre l’aggettivo al sostantivo o se è preferibile fare il contrario. Premesso che entrambe le forme sono corrette, ciò che resta da valutare è l’effetto stilistico.
Nella prosa normalmente è preferibile anteporre il sostantivo, ma chi ha una certa padronanza della scrittura può anche osare il contrario, purché in maniera limitata e ben ponderata. Anteporre l’aggettivo, infatti, è consigliabile solo nei casi in cui il ritmo complessivo della frase lo richiede o ne trae giovamento, o ancora quando si desideri conferirgli maggior risalto o una differente sfumatura di significato.
Passiamo ora dalla grammatica alla pratica, attraverso alcuni esempi.

Gli occhi erano neri, grandi […] quali li avrebbe invidiati una regina a quella povera figliuola raggomitolata sull’ultimo gradino della scala umana […].

Da Nedda, racconto di Giovanni Verga.

Come si vede, alcuni aggettivi non possono assolutamente andare dopo il sostantivo (ad esempio quella), altri stanno meglio se anteposti (povera viene anteposto a figliuola per ottenere maggior risalto, nonché una sfumatura di significato diversa: povera non solo in senso materiale ma anche figurativo; ultimo viene anteposto a gradino per una questione principalmente ritmica).

Langdon gironzolava a piedi nudi per la sua casa vittoriana […].

Da Angeli e demoni, romanzo di Dan Brown.

In questo caso non avrebbe nessun senso che l’aggettivo nudi, così come vittoriana, fossero anteposti ai rispettivi sostantivi. Oltre che inutile, la scelta sarebbe dannosa ai fini stilistici.




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