Sul palco [Bruno Vespa] ha cercato di trattarmi come una contadinella naïve, e mi ha presentata come “scrittrice precaria”. Non ho accettato la reductio ad praecariorum, e ho risposto “siamo tutti precari, è precario anche lei”. L’ho visto fulminato. [...] Le parole creano mondi, anche quelle inautentiche, e io perché devo abitare in un mondo che ha creato Bruno Vespa?
Michela Murgia, vincitrice del premio Campiello con il romanzo “Accabadora”, nell’intervista realizzata da Barbara Alberti per il settimanale “A” (n.38, pag.251)


